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salta l'accordo SIAE - META

Salta l’accordo SIAE – META: tutte le canzoni Italiane fuori da Facebook e Instagram.

Salta l’accordo SIAE – META. Negli ultimi anni, l’industria musicale ha subito una trasformazione digitale che ha portato a una maggiore diffusione della musica in rete. Questo ha creato nuove sfide per la gestione dei diritti d’autore e per la raccolta dei relativi compensi. In questo contesto, è nato l’accordo META e SIAE, un accordo tra la società statunitense META e la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) per la gestione dei diritti d’autore sui contenuti musicali presenti su Facebook e Instagram. Grazie a questo accordo, gli artisti italiani hanno potuto ottenere (fino ad oggi) un maggior riconoscimento e una maggiore remunerazione per la loro musica, anche sui canali digitali. La SIAE aveva il compito di raccogliere i compensi dovuti e di distribuirli agli autori e ai compositori. Ora cambia tutto: salta l’accordo SIAE – META e le canzoni italiane saranno fuori da Facebook e Instagram. Il cambiamento avverrà nelle prossime 48 ore e tutti i video con musica italiana saranno silenziati oscuranti, mentre le canzoni spariranno dalla libreria.  La decisione unilaterale di Meta di escludere il repertorio SIAE dalla propria library lascia sconcertati gli autori ed editori italiani. A SIAE viene richiesto di accettare una proposta unilaterale di Meta prescindendo da qualsiasi valutazione trasparente e condivisa dell’effettivo valore del repertorio. Tale posizione, unitamente al rifiuto da parte di Meta di condividere le informazioni rilevanti ai fini di un accordo equo, è evidentemente in contrasto con i principi sanciti dalla Direttiva Copyright per la quale gli autori e gli editori di tutta Europa si sono fortemente battuti. Colpisce questa decisione, considerata la negoziazione in corso, e comunque la piena disponibilità di SIAE a sottoscrivere a condizioni trasparenti la licenza per il corretto utilizzo dei contenuti tutelati. Tale apertura è dimostrata dal fatto che SIAE ha continuato a cercare un accordo con Meta in buona fede, nonostante la piattaforma sia priva di una licenza a partire dal 1 gennaio 2023.  SIAE non accetterà imposizioni da un soggetto che sfrutta la sua posizione di forza per ottenere risparmi a danno dell’industria creativa italiana. Comunicato stampa di SIAE del 16.03.2023 Si riuscirà a risolvere questa situazione? Vedremo, possiamo solo che attendere. 

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Cosa sono gli hashtag di Instagram e come utilizzarli per aumentare la tua visibilità

Ormai gli hashtag sono il nostro pane quotidiano. Li troviamo nelle canzoni, citati a sproposito nei telegiornali, nei post buongiornissimo della zia su Facebook.  Insomma, ci circondano e sono ovunque. Se però vogliamo fare business tramite i social e avere una strategia di comunicazione che funzioni, dobbiamo comprenderli, dominarli ma sopratutto saperli scegliere. Ovviamente quando parliamo di hashtag stiamo parlando di Instagram, come da titolo dell’articolo. Questo perché in tutte le altre piattaforme gli hashtag sono decisamente secondari. Affermazione che assolutamente non si può estendere a Instagram, dato che in questo caso invece sono il perno della piattaforma. Cerchiamo quindi di partire dall’inizio, cominciando dal capire cosa sono, perché dovremmo utilizzarli, per arrivare infine ad analizzare delle strategie efficaci per trovare gli hashtag di Instagram migliori per la nostra attività. Pronti? Cominciamo! COSA SONO GLI HASHTAG Senza perderci in definizioni troppo astratte e generiche, possiamo dire che un hashtag è una parola o un insieme di parole che funge da “etichetta” da associare ad un contenuto multimediale foto, video o testo. Ovviamente questa definizione non tiene conto degli usi impropri degli hashtag, ma per quello che interessa noi in questa sede è ampiamente sufficiente. PERCHÈ È IMPORTANTE UTILIZZARE GLI HASHTAG SU INSTAGRAM Instagram, a differenza delle altre piattaforme social, basa il suo algoritmo principalmente sugli hashtag. Questo significa che, un utilizzo oculato e consapevole di questo strumento, permetterà ai tuoi contenuti di essere esposti a sempre nuovi utenti, che in questo modo potranno scoprire il tuo brand e interagire con esso. Facciamo però un esempio pratico sul funzionamento degli hashtag. Se utilizzo #marketingdigitale sto applicando al mio contenuto un’etichetta che ne identifica l’argomento, quindi quando qualcuno su Instagram cercherà come argomento “marketing digitale”, troverà il mio contenuto insieme a tutti quelli che sono stati pubblicati da altri utenti. In questo modo, non solo andiamo a descrivere ciò che pubblichiamo, ma andiamo anche a inserirlo in un contesto più ampio, che può essere sfruttato per associazione ad altri brand e argomenti simili. Così facendo non dobbiamo semplicemente aspettare che le persone cerchino direttamente il nostro brand, ma possiamo fare in modo che lo scoprano tramite gli hashtag che abbiamo associato ad esso. Detto questo ora vediamo una strategia per trovare i migliori hashtag per i tuoi contenuti.  COME TROVARE I MIGLIORI HASHTAG SU INSTAGRAM Come avrai sicuramente avuto modo di sperimentare, trovare gli hashtag migliori per un post non è esattamente la cosa più semplice del mondo. Innanzitutto, il mio consiglio principale è quello di stare alla larga dagli hashtag super popolari e inflazionati. Anche se questo consiglio può sembrare contro intuitivo, è molto probabile che se usi un hashtag molto popolare i tuoi contenuti non vengano visti da nessuno. Questo accade perché, la competizione per questo tipo di hashtag, è davvero notevole e risulta molto difficile imporsi sui vari canali, più famosi ed influenti, che dominano su quelle parole chiave. È invece molto più efficace utilizzare hashtag di Instagram più piccoli e pertinenti per il tuo settore. Così facendo avrai molte più chance che il tuo contenuto venga notato considerando la competizione ridotta. Per individuare questi hashtag più pertinenti e di nicchia un buon metodo è quello di osservare quelli che vengono utilizzati dalla tua audience, dai tuoi competitor e dai leader che operano nel tuo settore. Così facendo avrai una base da cui partire per selezionare hashtag sempre più specifici, che possano identificare esattamente il tuo profilo e i tuoi contenuti.  Quest’ultimo passaggio è molto importante, perché sfruttare hashtag di nicchia ti permette di attirare più facilmente utenti che sono interessati specificatamente a quello che tu hai da offrire.  Al leader del settore solitamente non conviene perseguire questa strategia, questo perché essendo lui particolarmente affermato può permettersi di rimanere più generale ed ottenerne un ritorno maggiore con hashtag più ad ampio raggio. Quindi fino a quando non sarai l’autorità indiscussa del tuo settore, il mio consiglio è di cercare degli hashtag che ti permettano di affermarti in un ambito ristretto, in modo tale da dominarlo completamente. https://www.youtube.com/watch?v=OMIFc-u7QQ4&t=10s PER CONCLUDERE Con questo articolo ho cercato di fare una panoramica basilare, e certamente non esaustiva, su cosa sono gli hashtag, del perché utilizzarli e su come individuare quelli più efficaci. Io ti aspetto al prossimo articolo su questo blog o sul mio canale YouTube www.youtube.com/c/alessiaboccanfuso, sempre per nuovi contenuti a tema social media marketing e business. Besos!   Condividi le news Share on facebook Share on linkedin Share on whatsapp

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Instagram per ristoranti: tanti consigli per i tuoi contenuti social!

“Cosa pubblico su Instagram per il mio ristorante?” Questa domanda mi è stata fatta tante di quelle volte, che ormai ho perso il conto! Oggi cercherò di dare una risposta che possa essere il più esauriente possibile. Quindi con questa mini guida, capirai come sfruttare, al meglio, Instagram per ristoranti!  LE FOTO Instagram è una piattaforma che si è evoluta moltissimo negli ultimi anni, ma nonostante questo è ancora un social sostanzialmente basato sulle foto. Questo vuol dire che banalmente dobbiamo focalizzarci su questo contenuto per sfruttare al meglio la piattaforma. Avendo un ristorante, sicuramente due contenuti che andranno pubblicati sono le foto dei menù e le foto dei piatti. Non fraintendermi, sicuramente è un contenuto banale, ma è anche molto utile perché è ciò che farà interessare un possibile cliente alla tua attività. Ci tengo, però, a mettere in evidenza un aspetto molto importante.  Instagram è un social molto visuale e non ci si può permettere il lusso di pubblicare foto di scarsa qualità. Quindi: niente foto storte; niente foto della foto del menù; niente foto di piatti sul bancone d’acciaio; niente foto sgranate; niente foto con sfondi poco appropriati; So che alcune di queste cose possono sembrare esagerate, ma se ve le sto dicendo è perché purtroppo le ho viste. Sembra semplice gestire il proprio profilo Instagram per il ristorante, in realtà non è così. Ci sono delle accortezze, seppur minime, che fanno la differenza. Cercate invece di creare un bell’insieme di colori, anche una semplice pasta al pomodoro con una foglia di basilico sopra può fare la sua figura. E non crediate che per fare delle belle foto ci voglia necessariamente un professionista, cosa che io comunque consiglio caldamente, a volte basta anche uno smartphone con una buona fotocamera e un minimo di tempo da dedicare. Un altro consiglio, importante, che mi sento di dare è che, se dovete mettere del testo in una foto, dovete sempre ricordare che la maggior parte degli utenti fruisce di Instagram da smartphone, quindi su uno schermo relativamente piccolo. Questo vuol dire che le scritte devono essere chiare e della giusta grandezza, anche se il corsivo può sembrare fine ed elegante spesso è poco leggibile, così come scritte troppo piccole spesso non si riescono a leggere (e sono sicura che questo sia capitato anche a voi come utenti). Per chiudere il discorso sulle foto ritengo doveroso fare una piccola parentesi sulla descrizione e sugli hashtag. Non potete per nessun motivo ignorare queste due parti del vostro contenuto perché sono ESSENZIALI. Gli hashtag vi servono per aumentare il vostro raggio di influenza al di fuori dei vostri follower, mentre la descrizione vi può servire per fare call to action e per dare informazioni importanti che possono essere utili ai vostri potenziali clienti. I REEL I Reel sono i veri protagonisti del 2021 e l’algoritmo di Instagram li sta spingendo tantissimo. E volete sapere qual’è la buona notizia?  I Reel legati a tema food vanno fortissimo! https://www.youtube.com/watch?v=XXnZicML60E&t=10s Questo vuol dire che è il momento giusto per cavalcare l’onda! Per farlo non è necessario fare cose mirabolanti, anche un video di pochi secondi dove si taglia una torta, o dove si assaggia un piatto di pasta, o magari dove si prepara una grigliata di pesce. Insomma le possibilità sono moltissime e in questo caso il limite e solo la vostra fantasia. Andate a sbirciare i reel tramite gli hashtag legati al tema food: ne troverete tanti e vi saranno di ispirazione!  https://www.youtube.com/watch?v=QZuif9GGGm4&t=15s LE STORIES Le stories sono il contenuto che ha reso famoso Instagram e sono ancora oggi uno dei perni fondanti di questo social. Non mi dilungherò sulle caratteristiche delle stories perché ho già approfondito l’argomento in uno dei miei video. In generale il consiglio che vi do è di utilizzare le stories per far vedere il dietro le quinte della vostra attività, facendo vedere le persone che ci sono dietro la facciata e che i vostri clienti incontreranno quando verrano nel vostro locale. Così facendo potrete avvicinare, a livello emotivo, il vostro pubblico e farlo affezionare di più al vostro brand. Ultimo consiglio per le stories: ripubblicate quelle che vengono fatte dai vostri clienti/follower, nella quale venite menzionati, in modo da rafforzare la vostra social proof. Questo è uno dei migliori utilizzi dell’user generated content, anche se non certamente l’unico. PER CONCLUDERE Spero di essere riuscita a fare un po’ di chiarezza sulle varie opzioni che offre Instagram in merito ai contenuti per un ristorante.  Come dico sempre, la cosa più importante è sapere con chi si sta parlando e conoscere bene il proprio target e solo successivamente dedicarsi alla pubblicazione di contenuti. Solo così sarà possibile ottenere risultati misurabili e continuativi nel tempo, senza una strategia infatti si procede alla cieca nella speranza di un colpo di fortuna che, spoiler alert, non arriverà. Condividi le news Share on facebook Share on linkedin Share on whatsapp

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SEO: 4 consigli per migliorare la tua strategia di posizionamento

Nello scorso articolo abbiamo introdotto il concetto di SEO e spiegato quali sono i suoi aspetti principali. In questo articolo, invece, vediamo insieme perché è importante avere una strategia dedicata per la SEO e quali sono i punti chiave per portarla a compimento con successo. PERCHÈ È IMPORTANTE AVERE UNA STRATEGIA SEO.  Ciò che sto per dirvi vale non solo per la SEO, ma in generale per ogni tipo di business.  È essenziale sapere dove stiamo andando per ottenere un risultato.  Pianificare preventivamente quali sono i nostri obiettivi e come vogliamo realizzarlo è il primo passo per qualunque storia di successo. Per fare un esempio, pensare di cominciare a scrivere un blog su un argomento, senza aver creato a monte una strategia, limita fortemente le possibilità di successo. Questo perché rischi di renderti conto, a progetto inoltrato, che non c’è interesse intorno a quel tema, o che magari il target che avevi immaginato non corrisponde a quello reale e quindi il linguaggio che hai usato è sbagliato. Insomma ti ritrovi a dover ricominciare da capo e a gettar via tutto il lavoro svolto fino ad ora, con conseguente spreco di tempo e risorse. L’approccio più corretto sarebbe invece capire di cosa vogliamo parlare, chi sarà il nostro pubblico e verificare che ci sia interesse per ciò che vogliamo scrivere.  Così facendo avremo la ragionevole sicurezza che non stiamo sprecando tempo in un progetto che manca di basi solide. Anche per quanto riguarda l’approccio alla SEO è imperativo avere una strategia da seguire, in modo tale che il nostro lavoro porti a dei risultati concreti e mostri il nostro sito in prima pagina su google per le chiavi di ricerca che ci interessano. RIMANERE AGGIORNATI Il primo punto fondamentale che utilizzo per la strategia SEO è l’aggiornamento costante.  Il mondo della SEO non è scolpito nella pietra, anzi è in continua evoluzione. In fin dei conti stiamo parlando di come interagire nel migliore dei modi con un’azienda privata (Google), in modo tale che la nostra relazione sia il più profittevole possibile per entrambi.  Ma google non sarebbe dove è ora se non si dedicasse quotidianamente alla ricerca e al miglioramento dei propri servizi. Questo per noi utenti significa che non possiamo permetterci di farci sfuggire un aggiornamento dell’algoritmo, un nuovo tool che viene implementato nella struttura o una nuova funzione che viene rilasciata.  Ognuno di questi aspetti può e deve interagire con i nostri comportamenti quotidiani in ottica SEO. Pena l’obsolescenza e il fallimento della nostra strategia. Ciò che andava bene un anno fa non è detto che vada bene anche adesso…potrebbe essere di si come potrebbe essere di no, ciò che è importante è verificare che le informazioni che raccogliamo siano sempre aggiornate e fare formazione costante. RICERCA E ANALISI La fase di ricerca e analisi è essenziale per qualunque business, sopratutto quando ci affacciamo al mondo online, dove la competizione è ai massimi livelli. Effettuare la ricerca delle keyword è un lavoro lungo e impegnativo, da aggiornare costantemente, ma che darà delle fondamenta solide a tutto ciò che andrai a costruire dopo. Ciò che sicuramente dobbiamo fare per avere una buona ricerca è: – capire quali sono le chiavi di ricerca che noi riteniamo essere più pertinenti per il settore in cui operiamo e che meglio ci caratterizzano. – Verificare che le parole chiave che abbiamo individuato siano effettivamente ricercate dagli utenti e con quale frequenza  – Considerare la stagionalità, o trend, delle chiavi di ricerca (non tutto viene cercato in maniera uniforme nell’arco del tempo, basti pensare alle mete di vacanza estive o ad eventi sportivi come le olimpiadi, sicuramente ci saranno dei picchi di ricerca a ridosso dell’estate o dell’evento in questione) – Verificare da dove proviene il traffico a livello geografico.  – Analizzare i risultati della SERP per la parola chiave che stai considerando (ricordiamo che la SERP è la pagina dei risultati per una data parola chiave, ed è importante analizzare sia i risultati sponsorizzati, quelli con il tag annuncio, sia quelli organici. Questo perché se ci sono vari risultati sponsorizzati, questo è un ottimo indicatore del fatto che quella parola chiave fa riferimento ad un mercato caldo con un possibile guadagno. I risultati organici invece ci indicano quali siti hanno autorevolezza in materia e come si muovono all’interno del loro ambito). CREARE UNA STRATEGIA  Una volta che siamo aggiornati sulle ultime novità in ambito SEO, e che abbiamo fatto la nostra brava ricerca delle parole chiave, dobbiamo mettere su una strategia. E per avere una buona strategia dobbiamo creare un piano editoriale coerente con le ricerche svolte sino ad ora. Non possiamo permetterci di pubblicare articoli a caso, anche se inerenti al nostro tema principale, ma dobbiamo farlo con cognizione di causa. Il metodo che mi sento di consigliare è quello di creare degli articoli principali, che tratteranno di argomenti vasti e generali, per poi andare a creare articoli che approfondiscano i singoli aspetti del tema trattato. Il vantaggio di questo approccio è che porta ad avere un insieme di articoli che permettono di creare una buona struttura di link interni, il cosiddetto link building.  Non abbiate paura, ora mi spiego meglio. Nel nostro articolo principale, ad esempio “cosa è il social media marketing”, faremo un discorso generale, orientato a coloro i quali non conoscono bene l’argomento. Faremo quindi una panoramica di tutti gli aspetti che fanno parte del social media marketing, ad esempio le teorie generali sul marketing, i social media, i blog, l’email marketing e altro.  Ovviamente non andremo troppo a fondo nei singoli argomenti, perché altrimenti l’articolo ha lo scopo di fare una panoramica generale. Andremo poi a creare, per ogni singolo argomento, un articolo dedicato dove approfondiremo il tema in questione. Nel fare questo creeremo nel nostro articolo un link che rimanda all’approfondimento, mentre nell’articolo di approfondimento andremo ad inserire un link che rimanda all’articolo generale per poter avere una sguardo più ampio sull’argomento. Come puoi facilmente intuire, questa struttura di articoli permette di accompagnare il lettore in un

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Cos’è la SEO e perchè è importante per il nostro sito.

Se sei qui molto probabilmente hai creato il tuo nuovo sito web fiammante, ma ti sei reso conto che pochi utenti lo visitano e che non raggiungi i risultati che ti aspettavi. Scopriamo insieme cos’è la SEO e perchè è importante per migliorare la tua visibilità! COSA È LA SEO.  A questo scopo ci viene in aiuto la disciplina chiamata SEO (Search Engine Optimization), letteralmente ottimizzazione per i motori di ricerca, e ovviamente quando parliamo di motori di ricerca parliamo di google. La SEO abbraccia tutte quelle azioni atte a fare in modo che il tuo sito risulti primo nelle ricerche su google per una specifica parola chiave, o quantomeno nella prima pagina. Introduciamo quindi il concetto di keyword o parola chiave. Il tuo sito non potrà mai risultare sempre primo, a prescindere da cosa cerca l’utente. È importante però che risulti primo per alcune specifiche chiavi di ricerca rilevanti per il tuo settore.  Se per esempio gestisci un B&B a Cerignola in Puglia, uno dei tuoi obiettivi potrebbe essere quello di risultare primo per la ricerca “B&B in Puglia” o “B&B a Cerignola”. Come puoi facilmente intuire le due chiavi di ricerca sono molto diverse, se un utente cerca un B&B in Puglia la ricerca è molto più ampia e probabilmente ha una competizione nettamente maggiore rispetto a B&B a Cerignola e quest’ultima essendo molto più specifica può attirare più facilmente il pubblico che la cerca, che potenzialmente è inferiore ma più focalizzato. Già su questo esempio potremmo parlare moltissimo, ma rimaniamo focalizzati sugli aspetti generali della SEO. La SEO si divide in 3 macro categorie: Seo on site Seo on page Seo off site Andiamo a spiegarle una per una per capire la loro importanza e come ci aiutano per raggiungere il nostro scopo SEO ON SITE Quando parliamo di SEO on site, parliamo di tutte quelle attività legate strettamente al sito in generale, spesso di natura tecnica, che andremo ad implementare per migliorare il sito e renderlo più “appetibile” per l’algoritmo di Google. Rientrano in questo settore: – L’autorevolezza del dominio (semplificando al massimo più è vecchio il dominio meglio è) – La velocità del sito (e qui passiamo dalle performance dell’host ai vari plugin che appesantiscono il sito) – Utilizzare o meno il protocollo https (per intenderci, la presenza o meno della dicitura “sito non sicuro”) – “Usabilità” del sito (in poche parole più è di facile accesso per l’utente meglio sarà indicizzato dal motore di ricerca) – Sito mobile friendly (se il sito è ottimizzato per la navigazione da smartphone allora è un grosso punto a favore, e aggiungerei praticamente indispensabile di questi tempi) – Un layout ben definito e non confusionario (il modo come organizziamo graficamente le pagine del nostro sito) – Avere un riquadro con le “ultime notizie” (un riquadro dove troveremo gli ultimi articoli del nostro blog che sia aggiorna in automatico di volta in volta) – La link building interna (ovvero tutti quei link presenti sul tuo sito e sui tuoi articoli, che rimandano ad altre pagine e ad altri articoli del tuo stesso sito) – Ads e popup utilizzati (non necessariamente danneggiano la SEO, ma è necessario fare attenzione e usarli con intelligenza) – Ottimizzazione della struttura tecnica del sito (questo va fatto fare ad un esperto e richiederebbe molti articoli specifici) SEO ON PAGE Quando invece parliamo di SEO on page facciamo riferimento a tutto ciò che è legato al contenuto che andremo a creare. Per fare un elenco indicativo e non esaustivo: – Leggibilità del contenuto (lunghezza del testo, font leggibile, grammatica e sintassi corrette) – Pertinenza delle parole chiave (il testo deve utilizzare le parole chiave corrette in funzione dell’argomento trattato, evitando situazioni stile clickbait dove si promette una cosa ma se ne dice un’altra) – Frequenza delle keywords (le keywords possono essere ripetute, ma in modo che siano coerenti con il testo e che non appesantiscano la lettura, è consigliato l’uso di sinonimi) – Layout ottimizzato per tutti i dispositivi (se prima abbiamo parlato del layout del sito in generale, ora parliamo dell’organizzazione grafica delle singole pagine e dei nostri articoli, con la giusta armonia tra testo, immagini, video e altri elementi) – Tag title (è il testo che apparirà nella SERP, cioè nella pagina dei risultati di google, quindi è molto importante per attirare traffico su quella pagina) – Utilizzo dei metatag (rispetto al tag title questo possiamo definirlo “sottotitolo”, grazie al quale, disponendo di più caratteri possiamo specificare meglio e con più keywords, ciò di cui andremo a parlare) – Inserimento di immagini, video, audio (questi elementi migliorano nettamente la permanenza degli utenti sulla pagina. Inoltre è buona norma utilizzare file leggeri, per non appesantire il sito, e rinominarli con la parola chiave principale della pagina) – Link interni (utilizzare link interni di approfondimento che puntano verso il tuo sito portano l’utente a trascorrervi più tempo e questo è un ottimo segnale per l’algoritmo di google) – Link esterni (avere dei link esterni è positivo perché google premia le pagine dove l’utente trova una “strada coerente da seguire” in rete, giudicando quindi positivamente il vostro contenuto) SEO OFF SITE La SEO off site, o off page, racchiude tutte quelle strategie da mettere in atto al di fuori del proprio sito.  Molto spesso in questo caso si prendono in considerazione solo i backlink, cioè i link provenienti da altri siti che conducono sul tuo, ma c’è molto più di questo quando parliamo di SEO off site. – Link building (non tutti I link sono uguali, più è autorevole la fonte del backlink più avrà valore, quindi non conta solo la quantità ma anche la qualità) – Il content marketing (quando fai un guest post, cioè un articolo per un altro sito, o permetti ad un altro sito di utilizzare una tua infografica, anche quello è content marketing, non solo quello che vai a fare sul tuo stesso blog) – I social media (le condivisioni social non sono un fattore diretto per la SEO, ma

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YouTube monetizza i tuoi video (e si tiene i soldi)!

YouTube ha deciso di mettere di nuovo mani alle regole sulla monetizzazione dei creatori di contenuti. Non stiamo certo parlando dell’adpocalypse di qualche anno fa, ma sicuramente ci sono delle novità di cui vale la pena di parlare. COSA CAMBIERA’ Cambieranno essenzialmente due cose:  – primo fra tutti la soglia per poter riprodurre pubblicità sui video sarà ridotta da 10 a 8 minuti.  Fin qui direi che non è una modifica molto rilevante. Sicuramente molti più video potranno ospitare degli ads e questo a YouTube non può fare altro che piacere, sopratutto considerato che mantiene una soglia di accesso sostanzialmente molto simile. La seconda cosa che cambierà, a mio avviso, è più importante. Fermo restando il vincolo di 4000 ore di visualizzazione e i 1000 iscritti, per poter avere accesso alla monetizzazione, quest’ultima verrà attivata da YouTube a prescindere dalla volontà del creator. Questo significa, detto in parole povere, che quando il tuo canale raggiungerà la soglia prescritta, comincerà automaticamente ad ospitare pubblicità che tu lo voglia o meno. E in questo caso i proventi di queste pubblicità rimarranno nelle tasche di YouTube. Questo significa che, tutti colore che volevano tenere il proprio canale di comunicazione “pulito” non potranno più farlo e, la logica conseguenza, è attivare la monetizzazione per condividere i proventi derivanti da essa. COME GESTIRE LE INSERZIONI SUL PROPRIO CANALE Arrivati a questo punto direi che è importante capire come scegliere, gestire e posizionare gli ads sul tuo canale. Dato che siamo costretti ad averli tanto vale cercare di averli sotto controllo il più possibile. Innanzitutto, come immagino sappiate, esistono vari tipi di pubblicità, dai banner laterali a quelli che troviamo in basso sul video, da quelli inseriti nelle card a quelli classici che possiamo trovare ad inizio, fine o metà video. Ovviamente gli ads più profittevoli e che YouTube spinge sono quelli video. Molti marketer consigliano di inserire l’ads poco prima del momento in cui, nel tuo video, ci sarà il cuore del contenuto, l’informazione per la quale i tuoi utenti stanno guardando il tuo video. Personalmente trovo questa strategia molto antipatica e onestamente poco efficace. Se sono concentrato su ciò che sto guardando, molto probabilmente verrò infastidito dall’inserzione che rompe il filo del discorso e, se non sono particolarmente coinvolto, potrei anche decidere di lasciar perdere il video originale e non tornare mai più su quel canale. Ok magari la sto rendendo più tragica di quello che è, ma mi basandomi sulla mia esperienza da utente non credo di essere troppo lontana dalla realtà. Il mio consiglio è quello di inserire le pubblicità all’inizio o alla fine del video, in modo tale da non creare uno stacco netto nel flusso del racconto del tuo video. Così facendo, se l’inserzione dovesse attirare mio interesse, potrò dedicargli la mia piena attenzione. Un’alternativa, che però prevede uno studio e una preparazione accurata del video, è quello di creare dei blocchi all’interno del video, dove si apre un argomento, lo si esaurisce e prima di passare al prossimo si fa in modo di inserire l’inserzione. In questo modo non c’è il problema di spezzare il filo del discorso, dato che sei tu stesso che lo stai facendo con il cambio di argomento e si riduce al minimo il fastidio che potrebbe provare lo spettatore. Per quanto riguarda le varie altre forme di ads onestamente non me ne preoccuperei molto, dato che in generale non risultano particolarmente invadenti e quindi non rovinano l’esperienza di fruizione da parte degli utenti. PER CONCLUDERE Come ho ribadito spesso, avere un canale YouTube è un asset molto potente per fare business, ma non certo grazie ai proventi derivanti dalle pubblicità, ma per la visibilità e l’autorevolezza che può darti agli occhi del pubblico che ti segue. Alla luce di questo approccio e del fatto che siamo obbligati ad ospitare pubblicità sui nostri video, reputo che il focus principale della gestione delle inserzioni, debba essere quello di fare in modo che l’esperienza dell’utente sia la più piacevole possibile e possibilmente non intaccata da interruzioni esterne. Tu cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti e condividi questa notizia sui social! Condividi le news Share on facebook Share on linkedin Share on whatsapp

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Facebook elimina i “Mi Piace” dalle Pagine

Facebook ha annunciato un importante aggiornamento per il prossimo futuro che implica, sostanzialmente, due cambiamenti importanti: Sparisce la possibilità di mettere “mi piace” alle pagine, lasciando quindi solo la funzione “segui” Le pagine avranno un proprio news feed dedicato. LA DIFFERENZA TRA IL TASTO “SEGUI” E “MI PIACE” Questa modifica da parte di Facebook può sembrare a livello superficiale qualcosa di poco conto, ma dal punto di vista della percezione degli utenti può fare molta differenza. Vediamo tecnicamente cosa ha implicato fino ad ora: Quando metti “Mi piace” a una Pagina, inizi automaticamente a seguirla e potrai visualizzarne gli aggiornamenti nella sezione Notizie. Puoi seguire una pagina, senza mettere il “Mi piace”. Quando segui una Pagina, puoi visualizzarne gli aggiornamenti nella tua sezione Notizie. Seguire una pagina non ha lo stesso valore emotivo e sociale rispetto al mettere mi piace, questo perché nel secondo caso l’utente attribuisce un giudizio positivo a quella pagina. Mentre nel primo caso è semplicemente interessato ai contenuti che produce.  So che a primo sguardo può sembrare un’inezia e, in molti casi, è così.  Se seguo una pagina di ricette di cucina è molto probabile che mi piacciano sia i contenuti che il brand.  Ma si può dire lo stesso per quanto riguarda la politica o in merito a tematiche storiche controverse?  Se sono un americano anti-Trump ma voglio rimanere aggiornato su ciò che dice il presidente, esprimere una preferenza tramite un mi piace, piuttosto che seguirlo semplicemente, può fare molta differenza. QUALI SONO LE POSSIBILI RAGIONI DI QUESTO CAMBIAMENTO? Questa modifica infatti è molto probabilmente una conseguenza diretta dei fatti di Capitol Hill di inizio gennaio.  In sintesi dei “manifestanti”, fomentati dal presidente uscente, hanno fatto irruzione nel campidoglio mentre si certificava l’elezione di Joe Biden come prossimo presidente della cosa bianca. Molti lo hanno considerato un vero e proprio tentativo di colpo di stato, in ogni caso è sicuramente un evento unico e molto significativo nella storia moderna degli Stati Uniti d’America.  Probabilmente ti starai domandando come questi fatti possano collegarsi alla scelta di Facebook di togliere i “Mi piace” alle pagine. Il punto è che, utilizzando questo approccio, l’azienda Facebook può cercare di smarcarsi dall’accusa di creare delle affiliazioni e gruppi chiusi, attorno a personalità o argomenti controversi. Cosi facendo, può continuare a proporre un approccio imparziale, fornendo a personalità un luogo dove esprimersi e dando la possibilità agli utenti interessati, agli argomenti in questione, di seguirle senza dare necessariamente un giudizio positivo o un sostegno diretto. COME IMPATTERA’ QUESTO CAMBIAMENTO SUI CREATOR? Se queste possono essere le cause che hanno causato questo cambiamento, cerchiamo ORA di capire cosa succederà invece per i creator e per le aziende, che sfruttano Facebook come base  per comunicare con il loro pubblico. Innanzitutto, tutti gli utenti che seguivano le pagine continueranno a farlo, sia coloro che non avevano messo mi piace, sia chi lo aveva fatto. Per tutti quegli utenti che invece avevano solo messo il “Mi Piace” quella pagina non verrà automaticamente seguita. Allo stato attuale non c’è nessuna specifica in merito, ma io ritengo che sarebbe opportuno, per tutelare tutti quei creator che hanno investito tempo e denaro nelle loro pagine Facebook, che venga proposto da parte di Facebook una sorta di reminder nel momento del passaggio. Qualcosa del tipo “in passato hai messo mi piace alla pagina xyz, vuoi seguire la pagina?” Sicuramente un annuncio di questo tipo non fermerà l’emorragia di fans che subiranno le pagine, ma quanto meno permetterà di limitare i danni ed eviterebbe, per gli utenti, di perdere contatti con le pagine per le quali avevano mostrato interesse. LE PAGINE AVRANO UN PROPRIO NEWS FEED La seconda questione importante è che le pagine avranno un proprio news feed, come se fossero un profilo privato. Questo può avere dei vantaggi ma a mio avviso anche delle controindicazioni. Poter avere un news feed dedicato, permette di poter usare la propria pagina aziendale come se fosse una sorta di rassegna stampa di settore, con informazioni legate al proprio campo di interesse. Così facendo si potrà rimanere aggiornati senza notizie superflue o “rumori di fondo”.  Ma questo dipenderà molto da come Facebook deciderà di impostare questa funzione. L’aspetto, invece, a cui fare attenzione è che non bisogna dimenticarsi che si è sulla propria pagina aziendale, anche se si ha a disposizione un news feed dedicato.  Se ad esempio sarà possibile seguire profili privati oltre a pagine pubbliche, bisognerà vedere se sarà possibile farlo in modo aperto o nascosto. Insomma, la cosa da evitare è di mischiare i propri interessi personali con quelli della pagina aziendale, pena un potenziale danno di immagine o snaturamento della pagina stessa che, come è facile intuire, può creare molti problemi da un punto di vista reputazionale e di marketing. PER CONCLUDERE Questi cambiamenti si aggiungono a tutta quella serie di modifiche della piattaforma a cui Facebook ci ha abituato in questi anni.  Personalmente credo che, al netto della perdita di fans delle pagine nel momento dell’eliminazione del “mi piace”, non ci saranno particolari differenze per i creatori di contenuti e in generale per chi utilizza Facebook in ottica business. L’importante è essere pronti al cambiamento e fare in modo di reggere il colpo senza troppe conseguenze. E tu, cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti!  Beosos!

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5 (buoni) motivi per avere una pagina Facebook!

Scopriamo insieme i 5 motivi per i quali è importante avere una pagina Facebook per il tuo business. Se sei qui è probabile che tu ti sia chiesto diverse volte se fosse il caso di aprire una pagina Facebook. Se ancora non hai trovato risposta a questa domanda, magari riesco ad aiutarti io.  Prima di tuffarci nell’argomento però è doveroso spiegare rapidamente le differenze tra profilo, pagina e gruppo: Se sei su Facebook per chattare con gli amici e condividere post e foto, il profilo è più che sufficiente. Se poi hai voglia di riunire le persone in un luogo virtuale, dove poter discutere di un argomento che a te sta a cuore, puoi creare un gruppo. Se invece sei un’azienda, un’organizzazione o un personaggio pubblico, la pagina Facebook è la soluzione adatta alle tue esigenze.  Bene fatta questa doverosa premessa possiamo entrare nel vivo della questione. 1 FARE CONTENT MARKETING Facebook può essere un grande alleato per la tua strategia di comunicazione e, allo stato attuale, la migliore è senza dubbio il content marketing.  Questo sempre che tu faccia le cose per bene. Il tuo profilo personale, anche se riporta il nome e il logo della tua azienda, non è adatto per il social media marketing. Innanzitutto perché è espressamente vietato dalle policy di Facebook, ma più importante, il tuo profilo è legato alle tue amicizie e alle tue conoscenze. Questo significa che è altamente probabile che queste persone non siano interessati ai tuoi servizi professionali, ma a te come persona. E per quanto questo possa fare piacere, in questo momento non è il nostro obiettivo. Avere una pagina invece dove fai content marketing ti permette di avere un pubblico in target, potenzialmente caldo e pronto all’acquisto, che è interessato ai tuoi servizi e/o alla tua figura professionale. E questa considerazione ci porta direttamente al motivo numero 2 per il quale avere una pagina Facebook aziendale 2. CREARE UNA COMMUNITY  Creare una community intorno al tuo brand e al tuo business è un asset straordinario, che potrai monetizzare al momento più opportuno. Quando esiste un folto gruppo di persone che segue ciò che dici e ascolta i tuoi consigli, diventa poi facile influenzare le loro decisioni tramite i tuoi contenuti e le tue opinioni. Ovviamente, così come abbiamo detto nel punto numero 1, per creare una community è necessario generare valore per gli utenti che la frequentano, se ti focalizzi solo su messaggi pubblicitari e li bombardi di “compra compra compra” l’unico risultato che otterrai sarà quello di allontanarli dalla tua pagina e di essere bollato come spammer. Per intenderci l’obiettivo è fare in modo che gli utenti quando vedono un post della tua pagina, si soffermino su di esso, perché sanno che quando tu metti un post c’è sempre qualcosa di interessante da scoprire. 3 CREARE UNA VETRINA PER IL TUO BUSINESS Avere una pagina Facebook può essere per noi un’ottima vetrina, per mostrare e raccontare i nostri prodotti e i nostri servizi. È importante però non cadere nell’errore di affidarci esclusivamente a Facebook per questo scopo.          Anzi!! Facebook dovrebbe essere la nostra seconda vetrina, quella principale dovrebbe essere il nostro sito web. Questo perché sulle piattaforme social siamo ospiti, e da un giorno all’altro Facebook potrebbe apportare delle modifiche alla piattaforma che potrebbero mandare a gambe all’aria il nostro business. Non voglio fare l’uccello del malaugurio, parlo di cose già successe e che sicuramente succederanno di nuovo come cambi di policy, di algoritmo, di vision aziendale ecc.  Facebook comanda a casa sua e noi ci adattiamo, senza avere nessun potere contrattuale.  Sul nostro sito invece non abbiamo vincoli imposti dall’alto e possiamo gestire i nostri contenuti e i dati dei nostri utenti come meglio crediamo, nel rispetto della legge naturalmente. Mentre su Facebook per accedere a questi dati fondamentali bisogna mettere mano al portafoglio. Non fraintendermi, se è una cosa temporanea va benissimo usare Facebook come vetrina principale, ma ti prego di valutare seriamente l’apertura di un tuo sito web e diversificare i tuoi canali di comunicazione.  4. MONITORARE L’EFFICACIA DELLA TUA COMUNICAZIONE  Un altro motivo per investire in una pagina Facebook sono gli insights che la piattaforma offre. So benissimo che analizzare dati, cifre e percentuali è noioso, ma è assolutamente fondamentale per capire se la nostra comunicazione sta andando nel verso giusto, e in generale per testare le nostre strategie. Questo infatti ci permette di mantenere il polso della situazione e di non rimanere vittima dei nostri preconcetti, e di procedere su una strada che non porta da nessuna parte. Poter sapere quante persone hanno interagito con i tuoi contenuti è già un ottimo dato, ma Facebook va oltre e ti permette di sapere anche che tipo di persone lo hanno fatto. Genere, età, interessi ecc tutte informazioni preziosissime per capire se stiamo utilizzando la giusta strategia di comunicazione in funzione del nostro obiettivo aziendale. 5. SCALARE IL TUO BUSINESS  Ultimo motivo, ma forse il più importante di tutti, è la possibilità di sponsorizzare il tuo brand.  Come dico spesso nei miei video, i social sono gratuiti per chi cazzeggia ma sono a pagamento per chi vuole fare business. E Facebook incarna perfettamente questa logica. Infatti la portata organica dei tuoi post non sarà molto ampia, anche pagine con decina di migliaia di follower quando pubblicano qualcosa ottengono poco più di un centinaio di like. Ma non appena decidiamo di investire pochi euro per aumentare la diffusione del nostro contenuto, allora i numeri diventano da capogiro. Cosa possiamo dedurre da questo? Oltre al fatto innegabile che Zuckemberg vuole i nostri soldi, naturalmente. Semplicemente che tramite Facebook possiamo scalare il nostro business in maniera costante e proficua, con un investimento economico minimo. A patto che la nostra comunicazione sia efficace non avremo bisogno di investire centinaia die euro alla volta in sponsorizzate, basterà infatti creare una costante campagna di brand awareness che poco per volta renderà il nostro brand autorevole nella nicchia di mercato che abbiamo scelto. Ottenendo di conseguenza un enorme

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Come riconoscere il finto Social Media Manager

Investire nel marketing non è da tutti e, quando lo si fa, si ha paura di imbattersi in un truffatore. La figura del social media manager è nuova e se non sai da dove partire per trovare quello giusto, io sono qui per aiutarti. Scopriamo insieme come riconoscere il finto social media manager, ancor prima di iniziare un rapporto di collaborazione. Qual è, quindi, il primo campanello di allarme? L’ANALISI DI MERCATO Dalla call conoscitiva è facile riconoscere il finto social media manager, quello che si spaccia tale e che non ti darà i risultati. E sai come? Non ti parlerà mai di analisi di mercato e strategia di marketing. Ti prometteranno fan e follower ma questi, poco ti serviranno per convertirli in clienti paganti.  L’analisi di mercato può sembrare una spesa inutile, ma in realtà è il più grande investimento che puoi fare per la tua azienda o personal brand. Perchè conoscere con chi stai parlando, ti permetterà di gettare le basi per una strategia di marketing vincente, che ti farà risparmiare mesi e mesi di tentativi.  Il (finto) Social Media Manager che ti promette pubblicazioni dal primo giorno di collaborazione, lo fa alla cieca, senza una strategia che ti permetta di far fruttare questo investimento sulla comunicazione online della tua azienda.  IL FINTO SOCIAL MEDIA MANAGER NON USA IL BUSINESS MANAGER Business… che?? Il business manager è una risorsa importantissima per la tua azienda e per la sponsorizzazione tramite le piattaforme di Facebook Inc. Per prima cosa i dati dei tuoi metodi di pagamento restano privati e coloro, alla quale demanderai la gestione della tua pagina, potranno gestire il tuo account e quello degli altri clienti in modo professionale. Non dovrai dare loro i tuoi dati per accedere al tuo account privato, potrai controllare e gestire gli accessi e le autorizzazioni, anche se si tratta di partner esterni e temporanei. REPORT QUESTO SCONOSCIUTO Anche se non hai tempo e ti viene a noia, pretendi un report (almeno) mensile per comprendere cosa sta succedendo, cosa non va e cosa si potrebbe migliorare. Anche se qualcuno gestisce la comunicazione online per te e per la tua azienda, ricorda che continui ad esserne il padrone. Non perdere di vista questo passaggio, perchè potrebbe fare la differenza da tra una buona collaborazione e una fallimentare. SPONSORIZZATE… SPONSORIZZATE OVUNQUE A cosa serve sponsorizzare se (ad esempio), hai una pagina Facebook settata male o (peggio!) vuota? A cosa serve portare traffico al tuo sito web, se poi il copy dello stesso è fatto male e non porta ad una conversione? Chi targhettizzi, se non hai fatto un’analisi di mercato? Quale registro comunicativo deve essere usato, se non hai una strategia di marketing? Non si sponsorizza e basta, ma deve essere fatto con criterio. Quindi scappa da chi, al primo giorno di collaborazione ti propone delle sponsorizzate.  Una volta mi venne detto: “ho aperto una pagina Facebook, ho fatto 500,00 € di sponsorizzata (cosa??) e non è servita a nulla….” Ma dai? NESSUN PIANO EDITORIALE    Ogni mattina su Facebook, come sorge il sole, il finto Social Media Manager si sveglia e sa che dovrà inventarsi qualcosa da postare… o male che vada, rimanda al giorno dopo! L’improvvisazione non è compatibile con il social media marketing e il piano editoriale serve a questo. Grazie al piano editoriale saprai quali saranno gli obiettivi, il target, i contenuti e la creatività che si andranno ad utilizzare in un preciso arco temporale (io preferisco l’arco temporale di un mese). E se c’è qualche cambiamento/imprevisto? Nessun problema, si può sempre modificare, ma non si può non sapere cosa si andrà a pubblicare sui propri social! Questi sono i campanelli di allarme che ti possono aiutare, ad identificare il finto Social Media Manager, già dalla call conoscitiva.  In questo modo non arriverai totalmente impreparato e saprai che tipo di domande fare, in caso tu abbia dubbi.  E tu, ti sei mai imbattuto in un finto Social Media Manager? E cosa ti ha fatto fuggire? Fammelo sapere nei commenti e condividi l’articolo sui tuoi social! Condividi le news Share on facebook Share on linkedin Share on whatsapp

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